×Hellsanti×: “disagio sociale”, il grido pop punk di una generazione inquieta

Con “Disagio Sociale”, il suo primo EP pubblicato il 20 marzo 2026, ×hellsanti× porta nel panorama emo-pop punk italiano un progetto diretto, viscerale e senza filtri. Cinque tracce che raccontano disagio, relazioni fragili, rabbia sociale e bisogno di appartenenza, mantenendo intatta un’attitudine DIY autentica e contemporanea. Tra chitarre graffianti e testi incisivi, l’artista dà voce a una generazione che cerca spazio, identità e riscatto.

a cura della redazione


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Benvenuto ×Hellsanti×: “Disagio Sociale” è il tuo primo EP ufficiale. Che significato ha per te questo traguardo?
Ciao e grazie per l’accoglienza, questo traguardo significa molto per me. Significa che gli sforzi fatti negli anni nel cercare di costruire una piccola dimora, mattone su mattone, non sono stati vani e finalmente ne è uscito il risultato.

Il titolo racchiude un tema forte e universale: cosa rappresenta per te oggi il “disagio sociale”?
Il “disagio sociale” oggi è un problema che ha diverse rappresentazioni. La mia rappresentazione è il crescere in contesti in cui vieni escluso da parte di più gruppi sociali di persone e questo può venire dal lavoro, come dal tempo libero o da rapporti con amici che con il tempo si deteriorano malamente e fanno crescere ansia e timori di giudizio.
Credo anche però che spesso siamo noi stessi che abbiamo paura di una certa società e ci auto-emarginiamo come meccanismo di difesa. Può essere ansia, timidezza, timori, uno qualsiasi di questi sintomi a compromettere la vita quotidiana. Detto da me che uso molto i social può essere visto come un controsenso ma ci tengo a dire che anche i social network in questo fanno la loro sporca parte.

L’EP si inserisce nel filone pop punk con un’attitudine DIY molto marcata: quanto è importante per te mantenere questa autenticità?
Vivo la scena punk da decenni e per me mantenere questa autenticità è importantissimo. Il pop-punk come l’emo rientra tra i sottogeneri che mi appassionano di più da sempre per il sound e perché sono legati a tematiche sociali reali. Inoltre il punk in tutte le sue sfaccettature e l’unico linguaggio musicale che conosco per trasmettere le mie emozioni.

“Milano Chiama” apre il progetto con un’immagine potente: quanto questa città rappresenta davvero una promessa e quanto una disillusione?
Bella domanda, personalmente per me fino adesso sta rappresentando più disillusione che promessa. Ci sono però casi in cui questa città che da tempo è capitale dell’industria musicale rappresenta una promessa mantenuta per molte band ed artisti che hanno avuto ed hanno la fortuna di essere lanciati da Milano e proseguire in una carriera piena di gioie e soddisfazioni.

In “Alla Fine” emerge una dimensione più introspettiva e personale: quanto spazio occupano i sentimenti nella tua scrittura?
“Alla Fine” è davvero uno dei momenti più introspettivi dell’EP e direi che i sentimenti occupano circa il 95% dello spazio. L’ho scritta soprattutto pensando ad una persona che per me rappresentava un amore impossibile e per cui non davo pace alla mia testa e al mio cuore ma come si dice: “Se ami qualcuno, devi saper lasciarlo andare”.

“30 Denari” affronta il tema delle false amicizie: quanto è stato importante per te raccontare anche le relazioni più tossiche?
Diciamo che qui parlo di esperienze personali passate, secondo me è importante parlarne perché trovo troppo facile parlare solo dei “bei sentimenti” nelle canzoni o delle belle relazioni e la musica è da sempre un grande strumento per sfogare le proprie frustrazioni.

“Mai Come Voi” nasce da un contesto sociale e politico molto forte: quanto senti la responsabilità di raccontare la realtà che ti circonda attraverso la musica?
Sento che raccontare la realtà che mi circonda stia alla base di ciò che faccio musicalmente e che sia molto importante farlo.
Il punk rock nasce come genere di protesta, qualunque sia il contesto, ed il pop-punk non è di certo da meno. “Mai Come Voi” è un pezzo che si schiera a fianco del popolo palestinese ed è contro un sistema che molto spesso normalizza la violenza.

La title-track “Disagio Sociale” è dedicata agli esclusi e a chi si sente fuori posto: quanto ti senti vicino a questa dimensione e quanto è autobiografica?
È molto autobiografica, “Disagio Sociale” è un brano a cui tengo moltissimo. Mi sento molto vicino a questa dimensione, penso che a molte persone succeda di non essere capite dalla società e quindi emarginate, a volte persino dal proprio gruppo di amici ma penso anche che la colpa in quest’ultimo caso non sia solo da una parte.

La collaborazione con Andrea Barone e Hypeless Studio ha accompagnato la tua crescita artistica: cosa è cambiato nel tuo modo di lavorare rispetto agli inizi?
Con Andrea, da quando ci siamo conosciuti un pomeriggio nel suo studio, mi sono sempre trovato benissimo. Lavorando insieme mi ha dato un punto di vista del tutto nuovo per me nel pensare alla realizzazione di una canzone, facendomi ripartire giustamente da capo. Inizialmente registravo in casa da solo nel mio home studio con programmi che nemmeno sto a menzionare perché me ne vergogno, ahah! Andrea ha colmato le lacune che c’erano nelle mie prime produzioni rendendole più pulite ma sempre con percussioni martellanti e chitarre distorte graffianti.

Guardando avanti, questo EP rappresenta un punto di partenza: quale direzione immagini per il tuo futuro musicale?
Non saprei, questa è davvero una domanda a cui per il momento non so rispondere con certezza ma di una cosa sono assolutamente certo: Il mio genere di riferimento non cambierà.

Grazie ×Hellsanti× e complimenti per la tua carriera artistica!

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