Dalla provincia bresciana alle rive del Lago di Garda, la musica di Zak nasce da un percorso lungo e istintivo, fatto di ascolti consumati fino all’ultima traccia, band formative e un’urgenza espressiva che negli ultimi anni lo ha portato a intraprendere una strada solista. Con il singolo “Piombo”, che anticipa l’album “Lo Spazio Infinito Per Me”, l’artista apre una nuova fase del suo viaggio musicale, esplorando atmosfere più scure e introspettive senza rinunciare alla sua anima pop. Tra influenze che spaziano da Lucio Battisti a David Bowie e un approccio libero, quasi punk nel suo spirito, Zak continua a cercare nella musica uno spazio autentico dove trasformare emozioni, ferite e intuizioni in canzoni.

a cura della redazione


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Benvenuto su Che! Intervista.
Il tuo percorso attraversa diverse band e progetti prima di arrivare alla dimensione solista: cosa cambia, a livello emotivo e creativo, quando una canzone porta soltanto il tuo nome?
Quando una canzone porta solo il tuo nome, ti rendi conto che sei tu che stai parlando a qualcuno e in qualche modo la tua voglia di esprimere passa dalla tua testa e non da quella di un progetto condiviso. Far parte di una band significa fare squadra e quando si fa squadra bisogna essere ben bilanciati e affini nella stesura di una canzone, ognuno mette parte di si e quell’io diventa un noi. Da solista sei tu con i tuoi demoni, nel bene e nel male.

Nei tuoi ascolti convivono mondi molto diversi, da Lucio Battisti a Lou Reed, fino al rock alternativo italiano: in che modo queste influenze dialogano oggi nella tua scrittura?
Ciò che sono è l’esperienza e le influenze che negli anni mi si sono attaccate addosso come fossero colla per le idee. Non credo all’arte come forma di emulazione, ma credo che ciò che risieda nelle emozioni, sia in grado di dare colore al nostro essere.
Per me la musica e i miei miti rappresentano ciò.  Sono dei quadri meravigliosi in grado di scatenarmi sensazioni e immagini. Qualcosa tra la cura e l’ispirazione.

Il tuo nuovo singolo “Piombo” introduce atmosfere più cupe rispetto ai lavori precedenti. Da dove nasce il bisogno di esplorare questa dimensione più oscura?
Quando ho scritto “Piombo” avevo bisogno di scendere negli inferi della mia introspezione.
Ognuno ha i propri demoni e le proprie paure, le mie sono un buco nero nell’anima e piombo ne è una conseguenza.
La prima frase “se l’amore è una battaglia tu hai vinto la guerra” ha un sapore più di accettazione che di sconfitta ed è proprio da questa frase che si sviluppa la canzone.
Accettare non è elaborazione, accettare è semplicemente prendere atto in modo consapevole e le consapevolezze sono le macerie da cui ricostruirsi.

Il titolo del brano è potente e immediato: un colpo che ferisce ma allo stesso tempo rivela qualcosa. Che tipo di consapevolezza nasce, secondo te, proprio da quelle ferite emotive?
Riassumerei questa domanda semplicemente dicendo che non è nient’alto che la vita.
Per approfondire potrei dire che non si smette mai di imparare.
La vita ci insegna e ogni cosa nuova è una lezione ma anche un traguardo.
Impariamo a camminare, parlare, voler bene, soffrire, ridere, essere felici, trarre conclusioni, non capire e poi cambiare. In tutto questo condividiamo relazioni, momenti, affetto, paure, errori e sentimenti.
Siamo umani che vorrebbero essere macchina e macchine che diventano fragilmente umane.
La bellezza dei percorsi è viverli.

L’immagine del cuore trafitto sulla copertina è forte e simbolica. Quanto è importante, per te, l’aspetto visivo nel raccontare una canzone e amplificarne il significato?
Fondamentale. Cosa sarebbe la copertina della banana di Andy Warhol senza la musica dei Velvet Underground? Cosa sarebbe la musica dei Velvet Underground senza la copertina della banana firmata da Andy Warhol?
Il senso di questa domanda inversa è il senso dell’immagine e dell’immaginario per me.
Con “Piombo” avevo bisogno di un’immagine statica che rendesse immobile nel tempo una sensazione e un sentimento. E’ così per Piombo ma anche per tutto il resto dal mio punto di vista. Una canzone non accompagnata da un concetto grafico è una canzone spogliata della sua essenza, rimane il fatto che a parlare deve però essere la canzone.

Il tuo primo album solista “Lo Spazio Infinito Per Me” sembra evocare un luogo interiore più che fisico. Che tipo di viaggio rappresenta questo disco?
Rappresenta il punto di vista. Lo spazio è li, a chilometri dal suolo. Gli scienziati e la fisica ce lo spiegano, i film ce lo fanno immaginare, la fantascienza ce lo fa sognare e poi c’è “Lo spazio infinito per me”. Il titolo nasce perché è un punto di vista fatto da diverse emozioni come la curiosità, la paura dell’ignoro, il sublime di Kant e il viaggio. Proprio sul viaggio si concentra la domanda e questo viaggio se devo essere sincero è per me semplicemente un viaggio. Dove mi porterà? L’unca risposta che mi sono dat è mettere una tuta adatta e partire per scoprilo.

Dopo anni di musica condivisa con altri progetti, cosa ti ha spinto nel 2022 a sentire l’urgenza di firmare un percorso personale con il nome Zak?
Avevo bisogno di mettermi alla prova e avevo bisogno di farlo con me stesso e senza supporto di amici, compagni fraterni e professionisti come sono per me Gli Animali Notturni. Questo non significa che quella strada sia chiusa, anzi, stiamo lavorando a un nuovo disco. Ma le due strade sono distinte, una sono io da solo e l’altra è un noi. Ho cose che posso raccontare solo a mio nome e vuoti terrificanti che riesco a riempire o provare a riempire solo in questo modo.

Nelle tue canzoni si percepisce una tensione tra fragilità e resistenza. Scrivere musica è per te più un modo per capire quello che provi o per lasciarlo andare?
Scrivo musica per questo ma scrivo musica soprattutto nella speranza che chi la ascolta si ritrovi nelle parole e nelle sonorità. La fragilità è un sentimento di forza l’opposto di chi crede sia debolezza. La debolezza è non fermarsi a riflettere e a scoprire ciò che ci risulta alle volte essere scomodo per la nostra anima. Resistere è un obbligo formale che fa l’amore con la voglia di vivere.
Che cosa è la resistenza se non passione allo stato puro?

Se dovessi immaginare il prossimo capitolo del tuo percorso artistico, che tipo di suono o di emozione senti il bisogno di esplorare ancora?
Citando Battisti mi verrebbe da dire: “Lo scopriremo solo vivendo” So che nel leggere, la avete canticchiata…
Rimane il fatto che come disse John Lennon “La vita è ciò che capita mentre sei impegnato a fare dell’altro”
Non ho fatto progetti o una tabella di marcia.
Giorno dopo giorno, virgola dopo virgola, parola dopo parola, nota dopo nota, lo scoprirò appunto vivendo.

Grazie Zak e complimenti per la tua carriera artistica!

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